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The Bilingual WebZine of ART and CULTURE – Il Webzine dell'ARTE e della CULTURA

Posted by angela On July - 11 - 2012 1 Comment

“Dimmi la verità, quale quadro vale quella cifra?” chiesi mentre eravamo seduti ad una festa in onore di Franz West, alla vernissage della Biennale di qualche anno fa. Il venditore della Gagosian Gallery mi rispose come mi aspettavo: “Il valore non lo facciamo noi, lo fa il mercato. Se ci sono compratori disposti a pagare milioni di dollari per un West o per un Koons, a me va solo bene.”

E’ giustissimo, lui fa il suo lavoro e lo fa per profitto: vende il prodotto arte. Così come fanno in molti, non tutti con successo.

L’arte è un investimento. E per gli investimenti esiste un valore reale e un valore fittizio: per il mondo arabo spendere 250 milioni di dollari per un Cezanne è un buon investimento. Be’, avrebbero potuto scegliere di peggio: Cezanne è sicuramente un affare consolidato, chi potrebbe negarlo? Il suo valore non è solo economico, è soprattutto artistico. Per chi di arte se ne intende, sa che lui è il padre di tutta l’arte moderna. La famiglia reale del Qatar ha sicuramente fatto la sua ricerca. Però, credo che nemmeno un Cezanne valga quanto è stato sborsato e sono sicura che, se lui fosse qui oggi, ce lo ricorderebbe. Forse sarebbe più imbarazzato che orgoglioso. Ci direbbe: ” Il mondo ha un miliardo di persone affamate; senza acqua; che muoiono per malattie oggi debellabili con vaccini che voi potreste portare e siete disposti a pagare 250 milioni di dollari per un mio quadro? Zut alors, Gagosian e roi di Qatar: vous etes fous!”

Non è moralismo. E’ ridimensionamento. Etica. Buon senso. Nell’Olanda dei tempi d’oro, si pagavano milioni di fiorini per i tulipani e per i bulbi. Erano “tutti pazzi per blomen”. E poi?

Un giorno tornavo a casa con la direttrice e Financial Executive della Gagosian Gallery: siamo amiche e tra noi non parliamo quasi mai di lavoro. Lei guidava, sua figlia e mio figlio erano nei sedili posteriori. Per tenerli occupati io avevo detto loro di fare un disegno. Quando finirono e me lo mostrarono dissi: “Bene abbiamo un futuro. Melissa, offrili a Larry!” Poi aggiunsi: “Cacchio, ma come fate a vendere certe porcate? Dai, ammetti che alcune sono porcate!” Lei ha sorriso maliziosamente e ha detto: “It’s what the market would bear.”

Io guardo all’arte contemporanea per quello che è; dunque, vi passo questo mio pensiero: sarà solo il tempo a giudicare cosa vale la pena di essere preservato. Ditelo a Prada.

 

 

Pictures are from:

“Jeff Koons Andy Warhol: Flowers,” Gagosian Gallery Madison Avenue, New York [November 11 – December 21, 2002] Collection of Rachel and Jean-Pierre Lehmann

All the pictures belong to the authors and are posted in the website of the Gagosian Gallery.

 

 

Text by Angela Migliorati Novek ©2012 – all rights reserved.

 

 

 

 

Categories: Arte in Italiano

One Response

  1. Marta says:

    Beh, come nel caso del Cézanne in qatar, uno poi si chiede quanto ne sappiano gli acquirenti di ciò che comprano e quindi perché comprino…

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