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Posted by angela On September - 15 - 2014 0 Comment

Tradizionalmente si parla della Colombia solo in relazione alle FARC e al narcotraffico, alla violenza e all’insicurezza, ma una delle cose che si devono riconoscere a quest’ultimo presidente colombiano, Juan Manuel Santos, è l’aver cercato di cambiare l’immagine internazionale del suo paese aprendo le porte al turismo. Ancora in pochi sicuramente, però in numero maggiore rispetto al passato, sono coloro che conoscono le diversità naturali che la Colombia offre: dal Paramo all’Amazzonia; dalla zona Cafetera alla Costa Caraibica. Io ho visitato quasi tutti i paeseggi che avevo in mente.

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La possibilità di viaggiare per quello che era considertato un tempo uno dei paesi più pericolosi dell’America Latina, adesso il triste primato è conteso tra Honduras, Venezuela e Belize, è stata raggiunta dall’ex presidente Uribe, intransigente uomo di destra che, appena eletto, mise in atto una decisa lotta militare contro le FARC. Il seguito del suo mandato non è diverso da quello dei politici di tutto il mondo che si macchiano di corruzione e scandali.

Tralasciando la politica, vorrei descrivere come io sto vivendo questo paese. Da quando sono arrivata a Bogotà, circa quattro mesi fa, vivo con una dolcissima ragazza di 19 anni che mi ha consolato, senza neanche conoscermi, quando ho salutato mio padre; e una signora di 50 anni che mi prepara sempre dei succhi buonissimi e, quando sono sotto esami, addirittura il pranzo per evitare che mi distragga dallo studio. Penso che queste mie due coinquiline siano il ritratto della Colombia: ospitali, pronte a chiarirmi dubbi e ad aiutarmi con qualunque problema.

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L’università in cui sto studiando è privata e questo ha ristretto la mia conoscenza solo ad una fascia di popolazione per lo più appartente agli strati 6 e 7 (i più alti), però nei molti viaggi fatti ho potuto, se non conoscere, perlomeno accostarmi agli strati più bassi. La disparità sociale è forte, soprattutto in città importanti come Bogotà, Medellin, Cartagena e Barranquilla, anche se c’è una classe media, o come direbbero i colombiani “strati 4 e 5”, maggiore di quello che pensavo. Sarà forse perchè mi aspettavo la Colombia come una duplicazione del Messico, città natale di mio papà?

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L’istruzione che sto ricevendo è di ottima qualità e sicuramente più pratica e stimolante di quella che mi ha offerto l’università italiana. I compagni con cui studio sono persone partecipi e attive; la possibilità di anticipare gli esami, laurearsi in pochi anni, poter inziare qualche specializzazione prima ancora di aver terminato la laurea quinquennale li ha fatti diventare persone sveglie e competitive, molto organizzate e capaci di gestire una quantità di impegni che, sono certa, spaventerebbe la maggior parte dei ragazzi italiani. È stato difficile diventare amica dei colombiani, sto inziando ad approfodire i rapporti solo ora. Sono tra i popoli più amabili che io abbia conosciuto, però è come se bisognasse aspettare un certo periodo per riuscire a scavalcare il limite tra la cordialità e l’amicizia.

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Bogotà è una città viva dal punto di vista culturale e ospita mostre e festival di vari tipi, dal cinema al teatro. Organizza anche la fiera internazionale del libro e concerti di varia natura musicale. I 7 milioni di abitanti la rendono una città caotica e a volte difficile da vivere; per quanto mi riguarda trovo che la cosa più fastidiosa sia prendere il trasmilenio: una specie di metrò in superificie che ha il vantaggio di non immischiarsi col traffico. Ecco il comportamento dei cachacos (bogotani) all’ora di prendere questo mezzo pubblico: si mettono in fila ad aspettare l’arrivo del loro transmilenio (c’è un segno in corrispondenza dell’apertura delle porte), un trasmilenio arriva, non è il loro, ma non importa perchè rimangono comunque immobili, impassibili, facendosi spintonare dalle persone che hanno avuto la sfortuna di trovarsi dietro e che adesso si fanno largo a forza di spintoni. Come se non bastasse, alcune persone sopra il transmilenio arrivato dovranno scendere, ma ciò gli è reso  impossibile  dalla presenza di questo muro umano. Risultato: siamo tutti schiacciati come sardine. La Colombia è anche questo: follia nei trasporti pubblici! Per di più questa follia non è solo dovuta ai  passeggeri, ma anche ai guidatori suicidi degli autobus che ti fanno apprezzare la vita ogni volta che scendi dal loro mezzo. Tanto per essere chiari: il transmilenio non arriverà a destinazione prima di essere stato riempito dall’aiuto-guidatore, il cui compito è quello di convincere ogni persona a salire quell’autobus.

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  Scritto da Sara Martinez, studentessa all’Università Cattolica di Milano

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