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Posted by angela On February - 10 - 2018 0 Comment

These typical Carnival pastries show just how much the variety of the Italian language depends upon the region in which you find yourself.

All over Italy, cooks are preparing and families are eating “bugie” as we call them in Torino. But here in the Veneto, they aren’t called bugie, rather they are “galani” or “crostoli” and in Tuscany, they’re “cenci”. South of Rome, and also in Milano they’re known as “chiacchiere”, but in Emilian-Romagna they are “fiocchetti”, while in the area around Brescia and Mantova everyone calls them “lattughe”.

This linguistic variety reminds me of a story about my home: my mother used to prepare the ultimate bugie—they were crumbly and delicate, delicious and perfect. We thought this was strange since, although my mother was a fine cook, she was never any good at making sweets, and she didn’t have a sweet tooth herself. Nevertheless, during Carnival she prepared excellent bugie. She had asked her Mantovana mother-in-law for the recipe, and with my grandmother’s help, had learned to make them so well, that the student surpassed the teacher. Nonna admitted that her daughter-in-law’s were better, but my mother refused to call them lattughe, and always insisted on calling them bugie.

My father was a bit bothered by mom’s habit, since he had been born in Brescia to a Mantovana mother, and he never accepted the name bugie, which means “lies”. He would always ask my mother, “Why do you insist on calling these exquisite creations with such an ugly name as lies?”

“Because these sweets are just like lies: if you start with one, you can never stop saying them, and one leads to another to another, and so on. If you eat one you can never stop. That’s why they call them gossips in Milano, for the same reason.” He would listen to her, but he never resigned himself to accepting the name, and all his life, when February rolled around, he would ask my mom, “So, when will you start making the lattughe for Carnival?”

This was especially funny in Torino, since “lattughe” means lettuce leaves, what one usually eats during Lent. When Carnival was over, we cleared all the sweets out of the house, and ate a ton of salad!

 

Bugie? Galani? Crostoli? Ma come si chiamano?

Questi dolci tipici di Carnevale dimostrano quanto la varietà della lingua Italiana dipenda anche dalla regione in cui sei.

 

In tutta l’Italia si preparano e si mangiano “le bugie”, come le chiamiamo noi a Torino. Qui nel Veneto non le chiamano bugie, bensì  “galani o crostoli’ e in Toscana le chiamano “cenci”. Nel sud del Lazio, sotto Roma, e a Milano le chiamano “chiacchiere”, ma in Emilia Romagna le chiamano “fiocchetti”, e nella zona di Brescia o di Mantova le chiamano “lattughe”.

Questo mi ricorda una storia di casa mia: mia madre preparava delle bugie super -perfette, friabili e delicatissime, deliziose.  Per noi era strano, perchè benchè mia madre fosse un’ottima cuoca, non sapeva fare i dolci e non le piaceva nemmeno. Però a Carnevale preparava le bugie. Si era fatta dare la ricetta dalla mamma di mio padre e con l’aiuto della nonna aveva imparato benissimo. Era diventata persino più più brava della suocera, e la nonna lo ammetteva, ma mia madre non voleva chaimarle lattughe. Le chiamava “bugie”.

A mio padre questo dava un po’ di fastidio, perchè essendo nato a Brescia, da madre mantovana non si rassegnava a chiamarle bugie, che vuol dire: “lies”. Perciò, ogni volta, chiedeva alla mamma, mi spieghi perchè chiamate queste delicatezze con un nome così brutto come bugie?
” Perchè questi dolci sono come le bugie, se cominci a dirne una non finisci mai di dirle e così è. Se ne mangi una non puoi più smettere. Infatti, a Milano le chiamano “chiacchiere” perchè se cominci a fare chiacchere non smetti più. Lui ascoltava, ma non si rassegnava a un nome così brutto e per tutta la vita insieme, all’inizio di febbraio, le chiedeva “Allora, fai le lattughe per Carnevale?”.

La cosa era divertente perchè per lattughe a Torino si intende l’insalata, quella che di solito si mangia per la quaresima. Infatti dopo il Carnevale, in casa si riducevano tutti i dolci e si abbondava con le foglie verdi!

 

 

 

 

 

 

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